Rating da cestinare
Il declassamento di 26 banche italiane da parte di Moody’s ha suscitato le ire dell’Associazione bancaria italiana che l’ha definito come un attentato al nostro sistema bancario. Ma più che un attentato questa sventagliata di giudizi, in una giornata finanziariamente turbolenta per la crisi greca, appare come la mediocre espressione del conflitto di interesse con le agenzie di rating da parte della finanza parabancaria statunitense.
22 AGO 20

Il declassamento di 26 banche italiane da parte di Moody’s ha suscitato le ire dell’Associazione bancaria italiana che l’ha definito come un attentato al nostro sistema bancario. Ma più che un attentato questa sventagliata di giudizi, in una giornata finanziariamente turbolenta per la crisi greca, appare come la mediocre espressione del conflitto di interesse con le agenzie di rating da parte della finanza parabancaria statunitense che, specie dopo la perdita di due miliardi in sei mesi da parte di Jp Morgan, si trova in una situazione di bassa credibilità mentre il sistema bancario europeo ha una credibilità maggiore. Ciò vale soprattutto per le banche italiane che, per la verità, non dovrebbero preoccuparsi delle agenzie di rating. Infatti il Financial Stability Board ha dichiarato lo scorso anno che le valutazioni di tali agenzie possono non essere seguite da banche e stati. Tesi condivisibile.
Inoltre si deve ricordare che l’Eba, per quanto riguarda le banche italiane, nel complesso ha dato una valutazione molto buona, anche se ha stimato lo scorso dicembre un aumento di capitale di 15,4 miliardi per quattro istituti. L’argomento che è stato messo in circolo, ovvero che l’ampio acquisto di titoli pubblici da parte delle banche italiane con i prestiti Bce le porrebbe a rischio, è errato perché in contropartita esse hanno prestiti all’uno per cento della Bce per una durata equivalente o maggiore. Insomma, ci guadagnano. Ma le nostre banche sarebbero più credibili se smettessero l’avara politica di credito attuale: una condotta, seppure comprensibile, che tende a suscitare i sospetti nel pubblico dei risparmiatori.